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Attilio Terragni

imago mundi

Opera pittorica digitalizzata su telo irradiante
con dispositivo retroilluminato a led

opera unica (1 di 3)

diametro 200 cm

per le copie restanti
disponibile anche in formati diversi

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biografia

A.A. Terragni (ATMAN) ha iniziato la sua carriera di artista con il designer tedesco Florian Borkenagen realizzando negli anni ottanta un primo ciclo di tele su cui sulle quali la città dei colori a olio e ad acrilico contengono affascinanti reperti trovati in quelle aree industriali dismesse che hanno lasciato tracce profonde nell’affascinante “tela” che è la città. Negli anni 90 ha iniziato un secondo progetto artistico intitolato “After geometry” che ha avuto approfondimenti teorici in varie pubblicazioni, tra cui Form(at) – selected strategy from art and architecture. In queste opere la geometria dell’incerto nasce dai segni dei grandi maestri per dare al passato una possibilità inattesa. Ezra Pound nei suoi Cantos propone questa immagine: ”E’ il corpo che sta dentro l’anima”. La poesia rovescia così l’idea platonica del corpo come carcere dell’anima e la creatività della mente è allora un’attività che di continuo modella l’interno dei nostri corpi e soprattutto il senso della nostra presenza fisica nel mondo. E’ così che nel corso dei secoli il corpo è stato plasmato dalla mente dell’uomo. Un terzo progetto artistico, “Le ore invisibili”, realizzato dagli anni 2000, prende il titolo dalla parola Riverrun, la prima e l’ultima del Finnegars wake di Joyce. Questa serie di disegni sono espressione di una memoria fatta di ore perché ogni ora del giorno è il vero supporto emotivo della nostra vita nel suo senso più profondo. Riverrun è’ una parola nuova. Tutti sanno che River è fiume e Run è correre. La parola composta diventa però un personaggio nuovo, una suggestione che ci introduce all’esperienza di riunire le cose e di vederne il flusso. Riverrun ha tre volte la lettera R che fa del Ritmo la struttura interna della parola. L’arte del Riverrun non è quindi questione di stile o d’idee, ma è l’esperienza del RRRitmo, è il nostro incontro scontro con i flussi delle singole ore. In queste opere la memoria è come una giornata di infinite ore invisibili che riparte ogni mattino. Un quarto progetto artistico iniziato nel 2017 ha per titolo la parola Rough-hew presa da una frase dell’Amleto di Shakespeare. Si tratta della difficile convivenza tra Figura e Storia nata in Italia all’inizio del 400. I disegni sono quindi Figure del dissimile come ideale e perfezione delle possibili sintesi tra Figura e Storia. In questo 2025 ha avuto inizio il progetto It never the center che consiste nel tentativo di comprendere l’armonia prestabilita e e la tendenza dell’esistenza ad essere una sostanza chiusa in se stesso e come dice Leibniz “senza finestre”. Le opere su tela e su carta sono quelle presentate per la prima volta nella mostra in corso allo Spazio Milesi.

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