INSTALLAZIONE URBANA

All’interno del progetto
Oasi Life Experience
Casa Lombardia

6 febbraio 2026 – 15 marzo 2026

Piazza Città di Lombardia - Milano

Vernissage

5 febbraio - h 17:30

Panel Talk

19 febbraio
h 16:00

Meeting

con Quadruslight team

h 17:30 / 18:30

When the mountains and the light meet the city

con Fortunato D’Amico e Massimo Roj

Ideazione e produzione artistica: Quadruslight

Curatela: Fortunato D’Amico, Consiglia Farinella e Paola Martino

VISION

L’installazione Mountains of Light - United in Diversity è progettata per Piazza Città di Lombardia nell’ambito del progetto Oasi Life Experience a Casa Lombardia, promosso dall’agenzia Idea Integrale e realizzato da Quadruslight, ideatore e promotore della mostra, con la curatela di Quadruslight Team: Fortunato D’Amico, Consiglia Farinella e Paola Martino.

Il progetto assume la forma di un segno visivo emblematico, capace di raccontare con forza poetica il legame tra montagna, sport, sostenibilità ambientale, uguaglianza e dialogo tra i popoli. La sua ideazione si inserisce in dialogo diretto con lo spirito delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, evocando valori di cooperazione, rispetto dei territori alpini e responsabilità condivisa verso le risorse naturali.

Al centro della visione risiede il principio che la pluralità delle identità etniche, culturali, linguistiche o di genere non indebolisce, ma rafforza. Le società prosperano quando le differenze vengono riconosciute, illuminate, celebrate.

Le quattro montagne di luce, retroilluminate attraverso avanzati sistemi Quadruslight, emergono come grandi superfici riflettenti capaci di catturare e rilanciare la luminosità che le avvolge. La neve che ricopre idealmente le cime diventa un amplificatore naturale della luce: i versanti si trasformano in schermi che ridistribuiscono un bagliore comune, simbolo di una risorsa preziosa condivisa.

Lo sport, inteso come linguaggio universale di pace, e rappresentato dalle opere degli artisti, crea luoghi di incontro tra atlete e atleti provenienti da regioni e culture differenti. Le discipline invernali diventano così spazi simbolici di collaborazione, rispetto e armonia.

CONCEPT

La piramide specchiante.
Il cuore della montagna

Al centro dell’installazione si erge una piramide specchiante, cuore simbolico e visivo del progetto. L’installazione Mountains of Light-United in Diversity assume la piramide come forma architettonica e concettuale centrale. La piramide viene intesa come artefatto umano che traduce la montagna in costruzione, una forma primaria che richiama stabilità, orientamento e ascesa, elementi costitutivi dell’esperienza montana e dello sport invernale. Il suo profilo ascensionale rimanda all’archetipo della montagna come luogo sacro e di connessione tra cielo e terra, spazio in cui l’azione umana si misura con la verticalità, il limite e la responsabilità.

Nel quadro delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, la montagna rappresenta il luogo fisico e simbolico da cui le discipline invernali hanno origine. La piramide rende questa relazione leggibile nello spazio urbano, trasformando il paesaggio alpino in una forma riconoscibile e condivisa, capace di dialogare con il contesto architettonico contemporaneo.

La piramide stabilisce inoltre un dialogo ideale con la Piramide del Louvre di Parigi, città che ha ospitato le più recenti Olimpiadi estive. Questo riferimento introduce un ponte culturale e simbolico tra eventi olimpici e capitali internazionali. Il legame si rafforza attraverso la figura di Ieoh Ming Pei, autore dell’iconica piramide parigina e anche tra i progettisti di Palazzo Lombardia.

Si genera così una continuità architettonica e culturale che collega Milano a una rete globale di città, istituzioni e spazi pubblici, in cui l’architettura diventa strumento di rappresentazione collettiva.

La collocazione dell’installazione in Piazza Città di Lombardia, di fronte a Palazzo Lombardia, attribuisce alla montagna un ruolo centrale nello spazio istituzionale. La sede della Regione diventa il luogo in cui il territorio alpino, normalmente percepito come periferico, viene assunto come elemento fondante dell’identità pubblica e del progetto olimpico. In questo senso, l’installazione svolge una funzione di anticipazione e promozione culturale delle Olimpiadi Invernali, attiva nel periodo che precede l’evento.

All’interno della piramide si sviluppa un dialogo tra montagne artificiali e montagne reali. Le immagini fotografiche mettono in relazione grandi architetture piramidali storiche, come Giza, Angkor Wat e le piramidi mesoamericane, con montagne reali collocate nei quattro punti cardinali. Le piramidi storiche vengono lette come montagne costruite, espressione del tentativo umano di stabilire un rapporto simbolico e duraturo con il paesaggio naturale.

Questa relazione non stabilisce gerarchie, ma evidenzia una continuità di senso: la montagna naturale e quella artificiale condividono una funzione di riferimento, attraversamento e orientamento collettivo. La piramide centrale diventa così una soglia spaziale e visiva, luogo di convergenza tra geografie, culture e modi differenti di abitare la montagna.

Il gesto sportivo
che abita la montagna

All’esterno, la struttura accoglie immagini dedicate agli sport invernali, realizzate da artisti chiamati a interpretare le discipline olimpiche. Se l’interno è dedicato alla montagna come forma e archetipo, l’esterno restituisce il gesto sportivo come pratica contemporanea che abita quel paesaggio. Lo sport viene presentato come linguaggio condiviso, capace di trasformare la montagna in spazio di incontro, regole comuni e dialogo tra differenze.

L’installazione, nel suo insieme, costruisce una relazione chiara tra territorio, sport e spazio pubblico, rendendo visibile il significato delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 come evento radicato nella montagna e aperto al mondo.

LE FACCIATE INTERNE

Le montagne del mondo.
Geografia simbolica e orientamento olimpico.

Le facciate interne dell’installazione definiscono uno spazio di orientamento e relazione, costruito attorno alla piramide centrale come fulcro visivo e concettuale. Attorno a questo nucleo si dispongono quattro cerchi luminosi a terra, ciascuno dedicato a una montagna simbolica riferita a una grande area geografica del pianeta: Nord, Sud, Est, Ovest.

Ogni cerchio funziona come punto di riferimento spaziale, contribuendo a costruire una geografia essenziale, leggibile e condivisa, che supera i confini nazionali e mette in relazione territori lontani.

Al centro di questa disposizione si inserisce un quinto elemento luminoso, sospeso verso lo Zenit, dedicato alla Costellazione del Dragone. Visibile durante tutto l’anno nel cielo lombardo e tra i più antichi simboli celesti associati alla città di Milano, la costellazione introduce una dimensione verticale che completa la geografia terrestre. Il riferimento al cielo stabilisce una continuità tra orientamento umano, paesaggio naturale e memoria simbolica del luogo.

Le cinque presenze, quattro terrestri e una celeste, costruiscono una struttura di relazioni che richiama, senza riprodurli formalmente, i cinque anelli olimpici. Il riferimento resta intenzionalmente non letterale: ciò che emerge è un principio di equilibrio, coesistenza e armonia, in cui ogni elemento mantiene la propria identità all’interno di un sistema unitario.

Questa articolazione visiva è sviluppata attraverso un corpus fotografico che mette in relazione montagne artificiali e montagne reali. Le immagini delle architetture piramidali e delle montagne naturali sono realizzate da Roberto Polillo, Daniela Pellegrini, Susanna e Francesco De Fabiani e Gianni Maffi.

BACKLIT PHOTOGRAPHY

EMERGERE,
DENT BLANCHE

La Dent Blanche, vetta isolata delle Alpi Pennine sul confine tra Svizzera e Italia, si impone per la sua forma piramidale e per la verticalità netta che la distingue nel paesaggio. Emergendo dal mare di nuvole, appare come una presenza assoluta, forma primaria e riferimento visivo. Più che una montagna, è una soglia simbolica: punto di orientamento e di tensione tra terra e cielo, tra materia e trascendenza.

Susanna e Francesco De Fabiani

F&S Photography nasce da un legame fraterno e da una radice comune. Susanna e Francesco De Fabiani, nati a Gressoney, cresciuti tra le vette della Valle d’Aosta, fotografano la montagna non come paesaggio, ma come emozione condivisa. Con il loro progetto, cercano di restituire la bellezza degli attimi che la natura offre, la sensazione di far parte di qualcosa di più grande. Ogni loro immagine è un frammento di cielo, un respiro di neve, una testimonianza d’amore per la terra che li ha formati.

LE TRE CIME DI LAVAREDO

Nell’opera Le Tre Cime di Lavaredo, si restituisce l’iconicità delle guglie dolomitiche come scultura primordiale della natura. La ripresa analogica, illuminata da una luce laterale, esalta la verticalità delle cime e la matericità delle superfici, mettendo in dialogo solidità e imperfezione. Accanto alla monumentalità emergono lo sfasciume e i detriti, segni di fragilità e trasformazione. La fotografia diventa così riflessione sul tempo, sull’erosione e sull’equilibrio instabile che governa il paesaggio naturale.

Gianni Maffi

Gianni Maffi nasce a Milano nel 1957, città in cui vive e lavora. Formatosi in fotografia all’Istituto Tecnico Galileo Galilei, avvia la carriera tra pubblicità ed editoria, affiancando una ricerca artistica incentrata sul paesaggio e sul rapporto tra natura e antropizzazione. Espone in mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati; le sue opere sono pubblicate e presenti in importanti collezioni internazionali. Nel 2016 riceve il Premio Macugnaga Arte e Cultura e nel 2022 il Premio “Le Gru” per la Fotografia.

GRANDE PIRAMIDE DI GIZA

In questo dettaglio della Grande Piramide di Giza, l’uso dell’intentional camera movement trasforma l’icona archetipica in una visione instabile e vibrante. La forma piramidale resta riconoscibile, ma si dissolve in una sovrapposizione di piani e traiettorie, come se il tempo stesso attraversasse la pietra. Il movimento intenzionale sottrae l’immagine alla documentazione per restituirla a una dimensione percettiva e mentale, dove la memoria del monumento prevale sulla sua fissità storica.

Roberto Polillo

Roberto Polillo nasce a Milano nel 1946, si avvicina alla fotografia nei primi anni Sessanta e, dal 1962 per oltre un decennio, fotografa concerti jazz per la rivista Musica Jazz, diretta dal padre Arrigo Polillo. Da questa esperienza nascono importanti volumi dedicati ai protagonisti del jazz degli anni Sessanta. Dal 2006 affianca alla fotografia documentaria una ricerca fine-art, concentrata sull’ICM (Intentional Camera Movement), indagando il confine tra visibile e invisibile. Espone in Italia e all’estero. Nel 2023 riceve il premio “Una vita per la fotografia”.

LA PIRAMIDE DELLA LUNA, TEOTIHUACAN, MESSICO

La Piramide della Luna, seconda più grande di Teotihuacan dopo quella del Sole, si trova nella parte occidentale della città e veniva chiamata Tenan, “pietra madre o protettiva” in lingua antica nahuatl. Costruita tra il 200 e il 450 d.C. sopra una struttura più antica, completa la simmetria del complesso. Una scalinata e una piattaforma sommitale permettevano cerimonie in onore della Grande Dea di Teotihuacan, associata all’acqua, alla fertilità, alla terra e alla creazione.

Daniela Pellegrini

Daniela Pellegrini nasce a Roma nel 1980, artista visiva, si interessa alla relazione dell’essere umano con i suoi miti e i suoi simboli. La sua ricerca si sviluppa attraverso diversi linguaggi – fotografia, scultura, grafica editoriale e poesia – e indaga i concetti di impermanenza, mutevolezza e fragilità. Come fotografa e grafica collabora con diversi artisti. Le sue fotografie di reportage e documentazione sono state pubblicate da Rolling Stone, la Repubblica, Domus, 2G International Architecture Magazine, Segno, Arte Mondadori, Flash Art, Parallelo 42. Vive e lavora tra Roma, Milano e Istanbul.

LE FACCIATE ESTERNE

Lo sport come strumento
di relazione e spazio condiviso.

Le quattro facciate della struttura esterna modellati a forma di “L”, ospitano visual contemporanei dedicati agli sport invernali protagonisti di Milano Cortina 2026.

Attraverso linee dinamiche, graffiti, pattern e cromie ispirate agli elementi naturali, vengono evocati: l’energia umana, il rapporto con la montagna, la tensione al movimento e il senso di equilibrio e dialogo con l’ambiente.

Lo sport non è rappresentato come competizione, ma come territorio comune, capace di unire comunità e favorire rispetto reciproco.

Ognuna delle quattro facciate della struttura esterna saranno affidate a quattro street artists di fama internazionali: Oliver D’Auria, Iena Cruz, Solo & Diamond, KayOne. Le stesse opere che rivestiranno la struttura della mostra saranno riproposte all’interno dell’area lounge dell’Oasi Experience, realizzate in tecnica Quadruslight nel formato 200 × 150 cm (h).

Presentate come corpus unitario, le opere interpreteranno le discipline olimpiche e paralimpiche nello spirito dell’evento, celebrando i valori di inclusione, energia condivisa e dialogo tra le differenze.

LUMINOUS STREET ART

FIOCCO DI NEVE

“Fiocco di Neve” assume il fiocco come archetipo di equilibrio e cooperazione, trasformandolo in una mappa simbolica condivisa. Le linee curve e ascendenti evocano il salto con gli sci, l’istante sospeso del volo; il biathlon emerge nel ritmo alternato dei pattern, tra controllo e resistenza. Le forme più taglienti rimandano allo sci alpinismo, alla relazione responsabile con la montagna. Al centro, il nucleo circolare racconta lo sci alpino paralimpico come resilienza. Colore e materia, blu profondi, rossi vitali, bianchi luminosi rendono la neve superficie viva e attraversata dal gesto.

Iena Cruz

Federico Massa alias “Iena Cruz”, nato a Milano nel 1981, è un muralista e scenografo riconosciuto a livello internazionale. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera è noto per le sue opere di grandi dimensioni che affrontano temi ambientali. Dopo essersi trasferito a Brooklyn nel 2008, ha realizzato murales in tutto il mondo, spesso utilizzando vernici fotocatalitiche per combattere l’inquinamento. Nelle strade dei quartieri di Brooklyn, come Bushwick e Williamsburg, si possono ammirare molti dei suoi murales di grandi dimensioni. Ognuna delle sue opere è un invito al confronto e al dialogo con il sé di ogni spettatore.

EQUILIBRIO IN SINCRONIA

L’opera costruisce un universo speculare in cui il gesto atletico diventa linguaggio universale. La composizione, basata sulla simmetria e sulla ripetizione, fonde discipline diverse dal curling al pattinaggio in un’unica coreografia visiva. Il dialogo tra atleti olimpici e paralimpici esalta i valori di inclusione, forza e determinazione, mentre il bianco assoluto delle montagne sullo sfondo sospende il tempo, trasformando il movimento in icona. Un inno contemporaneo allo sport come spazio di uguaglianza e bellezza condivisa.

Oliver D'Auria

Nato a Legnano nel 1979, vive e lavora a Milano, attivo dalla prima ondata della street art europea nei primi anni 2000. Ha esposto in gallerie e musei italiani, sperimentando con la poster street art. Oggi è resident artist presso l’associazione SAM. Crea installazioni site-specific e concettuali con la pittura il disegno a mano e digitale. Sempre attento all’analisi delle emozioni umane, è costantemente rivolto alla ricerca, e creazione di immagini che le rappresentino, attraverso un metafisico e surreale caos controllato. A partire dalle esperienze vissute nel contesto della street culture, il linguaggio grafico di Oliver si è sviluppato in direzione di una figurazione capace di mescolare stilemi visivi e codici linguistici talvolta persino antitetici.

TRACES

In “Traces” – Tracce, l’artista lavora sul segno come memoria del gesto sportivo. Le tracce incise dei pattini sul ghiaccio diventano un linguaggio visivo stratificato, fatto di linee incrociate, urti e accelerazioni, che restituisce il dinamismo degli sport su ghiaccio. L’inserimento dei due ballerini, tracciati in bianco entro campi blu e rossi, introduce una dimensione simbolica e identitaria, richiamando i colori storici della squadra di hockey milanese SAIMA. L’opera trasforma il ghiaccio in superficie narrativa, dove movimento, storia e appartenenza si sovrappongono.

KayOne

Marco Mantovani alias KayOne inizia a dipingere graffiti nella strada a 15 anni e questo lo colloca di diritto tra i pionieri italiani nell’arte del writing. Parallelamente realizza quadri astratti vicini al sapore della strada. Su tela cerca di ritrovare una forma più gestuale e istintiva del dipingere, senza abbandonare quell’impatto visivo classico del Graffiti Writing. Nel suo linguaggio mixa, con grande libertà e spregiudicatezza, la grande lezione dell’Action Painting americana, la Pop Art, la forza della tradizione informale europea e, naturalmente, la dirompente immediatezza della cultura “street”. I suoi lavori esprimono la stratificazione del tempo e l’energia urbana di un movimento che rimane underground.

ABOVE THE SNOW

Gli artisti scelgono di fondare la composizione su uno sfondo naturale, intervenendo sui pixel di un iconico panorama delle Dolomiti. L’universo dei Giochi è evocato attraverso quattro discipline, una per ciascuna declinazione olimpica e paralimpica, raffigurando la combinata nordica, il bob a quattro, lo snowboard paralimpico ed il para-ice hockey, restituite come simboli di equilibrio e coesistenza. I protagonisti emergono grazie ai gradienti dei colori olimpici, mentre il nero, come segno unificante, definisce forme e contorni. Priva di riferimenti nazionali, l’opera propone una visione inclusiva e universale, attraversata da una texture a fiocco di neve che introduce ritmo, movimento e profondità visiva.

Solo & Diamond

Sono un duo di pittori e street artists: DIAMOND nasce a Roma nel 1977, studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, fin da giovanissimo è attivo nel panorama del Writing con un segno stilistico elegante e provocatorio al contempo, nel 1998 autentica il suo passaggio dal Writing alla Street art. SOLO nato a Roma nel 1982, divoratore di fumetti e di cultura Pop, scopre il mondo dei graffiti al liceo, coniugando il mondo del writing fatto di lettering e bombolette spray, con le figure pop e facendo apparire sui muri di Roma i supereroi in crisi, che rimarranno il segno distintivo della sua ricerca artistica. Da oltre vent’anni espongono in gallerie e dipingono muri in Italia e all’estero. Collaborano stabilmente da più di un decennio, condividendo studio, percorso e visione artistica. La loro produzione fonde Pop Art, Art Nouveau e linguaggio dei graffiti, dando vita a progetti che dialogano tanto con grandi brand internazionali quanto con realtà underground. Parallelamente, supportano e sviluppano progetti sociali.

OBIETTIVI

Generare un segno di unione tra le diverse aree del mondo attraverso una narrazione visiva condivisa.

Creare un orizzonte simbolico che unisce arte, architettura, sport e sostenibilità.

Ricordare il valore originario e fragile della montagna, promuovendone la tutela.

Restituire allo sport un ruolo culturale e sociale, non solo atletico.

Promuovere una visione di collaborazione globale, dove la competizione diventa dialogo e il gesto sportivo genera connessioni.

Rendere Milano un luogo che accoglie, invita e illumina le differenze.

CONCLUSIONE

Mountains of Light. United in Diversity, ideato e prodotto da Quadruslight, con la curatela di Quadruslight Team - Fortunato D’Amico, Consiglia Farinella e Paola Martino - promosso da Idea Integrale nell’ambito del progetto Oasi Life Experience a Casa Lombardia, trasforma Piazza Città di Lombardia in un paesaggio simbolico di luce e relazione, dal 6 febbraio al 15 marzo 2026.

Una costellazione terrestre e celeste insieme: un’architettura di luce che unisce montagne, culture, sport e futuro.

L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

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